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Filtro antiparticolato FAP: cos’è e come funziona

Il filtro attivo antiparticolato FAP è un dispositivo adottato  per abbattere le emissioni inquinanti da polveri sottili dei motori diesel.
Il sistema FAP aggrega il particolato dei gas di scarico in filtro antiparticolato FAP: cos'è e come funziona, problemiagglomerati di particelle senza un legame chimico miscelando al gasolio una sostanza chimica detta “cerina” (ossido di cerio) che possiede questa caratteristica. Tali agglomerati essendo più grossi del particolato originario, diventano “imprigionabili” dal filtro e non si disperdono in atmosfera. Il processo è controllato in modo automatico dal sistema FAP. Fisicamente la cerina è collocata in uno speciale serbatoio di 5 litri, presente fin dall’uscita dalla fabbrica. Ogni modello ha una sua autonomia di cerina compresa generalmente fra i 70 000 e gli 80 000 chilometri, oltre la quale si deve riempire nuovamente di cerina il serbatoio durante le normali operazioni di manutenzione in officina.
Gli agglomerati catturati dal filtro alveolato tendono ovviamente ad intasarlo ma, grazie alla cerina, hanno un’infiammabilità minore rispetto all’originario particolato (circa 450 °C secondo Peugeot). Periodicamente il filtro viene quindi “ripulito” bruciando gli agglomerati catturati: questo viene fatto mediante una post-iniezione di gasolio (nella marcia in città la temperatura dei gas di scarico è normalmente di appena 150°C, per questo serve l’iniezione del gasolio per aumentare la temperatura) e quindi rendendo più caldi i gas di scarico che a loro volta, nel filtro, scaldano gli agglomerati bruciandoli. Il sistema automatico del FAP decide il momento opportuno per la rigenerazione del filtro, solitamente ogni 300-1000 km (10-15 ore di funzionamento), durante i percorsi extraurbani a velocità di almeno 90 km/h per un tempo di circa 10 – 20 minuti. Si sono anche verificati casi di rigenerazione dopo una percorrenza di appena un centinaio di Km. Se l’utilizzatore non ha la possibilità di soddisfare in tempi brevi tali condizioni, potrebbero sorgere  complicazioni di natura tecnica ed economica.
E’ ben evidente che tali artifici si traducono in un aumento del consumo di carburante (in certi casi può raddoppiare!) e in un lieve calo di prestazioni, sia pure limitati alla durata della fase di rigenerazione. Tuttavia, queste controindicazioni non possono essere trascurate nel quadro complessivo dei costi di gestione del veicolo, considerando la notevole frequenza media prevista per la rigenerazione del filtro antiparticolato.filtro attivo antiparticolato FAP dispositivo adottato per abbattere emissioni inquinanti da polveri sottili motori diesel
Proprio questa fase di “ripulitura” è quella che sta suscitando le maggiori controversie. La reale utilità dei filtri antiparticolato viene sempre più messa in discussione da autorevoli pareri medici che addirittura giungono alla conclusione che l’ulteriore riduzione dimensionale delle micropolveri attuata dai filtri in questione, risulta essere ancor più nociva per la nostra salute. Infatti, nanoparticelle volatili, più piccole del PM10, hanno maggiori possibilità di raggiungere i nostri polmoni ed annidarsi al loro interno. In Germania anche il TUV (ente privato preposto al controllo ed omologazione di autoveicoli ed accessori) si è schierato decisamente contro l’utilizzo dei filtri antiparticolato.
Un altro problema è che può verificarsi l’accensione della spia che segnala l’intasamento del filtro e quando succede è necessario viaggiare a lungo su strade poco trafficate. Poi c’è il problema dell’aumento del livello dell’olio, provocato da un eccesso di gasolio nei cilindri per pulire il filtro, ma un inconveniente ancora più fastidioso può essere dato dal dover sostituire l’olio piuttosto spesso, a volte anche ogni 6.000 km.
Visto che situazioni del genere si verificano spesso viene quindi normale pensare che si tratti di un difetto di progettazione, ma le case automobilistiche non vogliono rispondere in modo gratuito attraverso la garanzia e fanno diffondere l’idea che sia un problema che si verifica inevitabilmente con le vetture dotate del filtro.


Nel gergo automobilistico, vengono definiti filtri antiparticolato anche soluzioni diverse dal FAP Peugeot-Citroen. Tali soluzioni alternative, definite genericamente dall’acronimo DPF, funzionano in modo analogo al FAP. La differenza sostanziale è data dall’assenza di additivi, pertanto, i DPF non hanno la necessità di rabboccare la cerina, ma d’altra parte, l’assenza di additivi comporta la necessità di eseguire la fase di rigenerazione a temperature più alte rispetto ai FAP.


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Anonimo
   
con le dita sempre in costante, frenetico movimento sulla tastiera… vengo spesso trascinato e catturato “in rete” per colpa delle mille idee che mi girano per la testa (prima o poi troverò quella giusta)… dal futuro incerto (nonostante una laurea, e chi non lo è?..siamo in tanti!) .. credo fortemente nella condivisione della conoscenza!

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